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Funzionamento delle centrali a biomasse

Aggiornato il 11 settembre 20144 capitoli5 domande frequenti
Le centrali a biomasse sono molto contestate

Il funzionamento delle centrali a biomasse

Il funzionamento delle centrali a biomasse è abbastanza semplice e consiste nell'estrazione dell'energia da materiale organico. Il procedimento di estrazione può avvenire utilizzando varie tecniche, ovvero bruciando il materiale prescelto, oppure tramite la gassificazione o la pirolisi. Con il termine di biomassa vengono indicati tutti i materiali che derivino dal processo di fotosintesi clorofilliana e proprio questa specificazione rende la categoria estremamente ampia. Possono esservi inclusi infatti sia i residui dei processi industriali che la legna da ardere, oppure la parte organica dei rifiuti solidi urbani. Inoltre si possono utilizzare i cosiddetti materiali primari, ovvero il legno di specie coltivate proprio per essere usate nei processi descritti, a partire da miscanto o pioppo.

Centrali a biomasse: i vantaggi

Il funzionamento delle centrali a biomasse può essere dunque considerato abbastanza semplice, mentre rimangono da stabilire i contorni dei loro eventuali vantaggi. Per quanto concerne i benefici, il più ingente è quello che riguarda il bilancio complessivo di anidride carbonica, che è praticamente prossimo alla parità, almeno nel medio-lungo termine. Bruciando un pezzo di legno, l'anidride carbonica rilasciata è la stessa accumulata dalla pianta nel corso della sua crescita. Andrebbe inoltre messo in rilievo come le piante dimostrino una straordinaria efficienza nell'immagazzinamento di energia solare all'interno del materiale organico, rivelandosi quindi dotate di un rendimento molto più elevato di qualsiasi tipo di pannello solare attualmente esistente in commercio o che possa essere prodotto dall'industria fotovoltaica.

Centrali a biomasse: gli svantaggi

Tra i principali svantaggi delle centrali a biomasse, il primo è sicuramente quello derivante dalla scarsa efficienza in qualità di combustibile del materiale organico, almeno se lo si mette a confronto con quelli di origine fossile. Esso lascia inoltre una quantità molto ampia di scarti, sia sotto forma di cenere che originando i gas diversi dall'anidride carbonica, a partire da solfati e composti azotati i quali sono abbastanza pericolosi. Anche il potere calorico è discretamente basso, a causa della presenza di molta acqua. Un altro difetto che viene additato dai coltivatori delle aree interessate è che la destinazione di appezzamenti alla produzione di materiali organici da destinare alle centrali a biomasse, li esclude dalla coltivazione di prodotti agricoli destinati all'uomo: una cosa elimina l'altra.

La centrale a biomasse di Crescentino, nel vercellese

Nell'ottobre del 2013, è stata inaugurata la centrale a biomasse di Crescentino, nell'hinterland di Vercelli. Una inaugurazione contestata dagli agricoltori locali, nonostante le rassicurazioni provenienti dal mondo istituzionale. A motivare la protesta è stato in particolare il timore che l'impianto possa inquinare in maniera diretta il territorio. Molte però anche le perplessità esternate dagli esperti, a partire da quelli agrari, i quali hanno messo in rilievo come la produzione di bioetanolo per mezzo di alcune delle piante adottate possa provocare seri danni all'ecosistema. In particolare viene incriminata l'Arundo Donax, che fa parte della lista nera riguardante le cento specie vegetali più insidiose in assoluto, soprattutto a causa della resistenza e rigogliosità, tali da farla attecchire in maniera invasiva.

Domande frequenti

  • Quali tipi di materiali possono essere utilizzati come biomassa per produrre energia?
    Per biomassa si intende qualsiasi materiale organico derivato da organismi viventi attraverso la fotosintesi clorofilliana. Le fonti sono estremamente variegate e includono residui industriali, legna da ardere tradizionale, la frazione organica dei rifiuti solidi urbani e colture specifiche dedicate. Tra queste ultime spiccano specie a rapida crescita come il pioppo e il miscanto, utilizzate appositamente per alimentare gli impianti energetici senza interferire direttamente con le filiere alimentari tradizionali.
  • Le centrali a biomasse sono realmente sostenibili per l'ambiente?
    Dal punto di vista del bilancio della CO2, le biomasse sono considerate neutre nel medio-lungo termine poiché l'anidride carbonica rilasciata durante la combustione corrisponde a quella assorbita dalle piante durante la crescita. Tuttavia, la sostenibilità complessiva è dibattuta: la combustione emette anche altri inquinanti come solfati e composti azotati, potenzialmente dannosi. Inoltre, l'efficienza energetica è inferiore rispetto ai combustibili fossili e la gestione delle ceneri richiede attenzione per evitare impatti negativi sul suolo circostante.
  • Quali sono i principali svantaggi tecnici ed economici delle centrali a biomassa?
    I principali limiti riguardano l'efficienza e il potere calorico. Il materiale organico contiene spesso molta acqua, il che riduce significativamente il suo valore energetico rispetto a carbone o gas. Inoltre, la combustione genera grandi quantità di scarti solidi (ceneri) ed emissioni diverse dalla CO2, richiedendo sistemi di filtraggio costosi. Un altro aspetto critico è la competizione per l'uso del suolo: destinare terreni agricoli alla produzione di biomassa per energia può ridurre la disponibilità di terre per la coltivazione di alimenti, creando tensioni economiche e sociali nelle zone rurali.
  • Come funziona tecnicamente l'estrazione di energia dalle biomasse?
    L'energia viene estratta principalmente attraverso tre processi termochimici. La combustione diretta è la tecnica più comune, consistente nella bruciatura del materiale per generare calore che produce vapore e, infine, elettricità. La gassificazione trasforma il materiale solido in un gas combustibile (syngas) mediante riscaldamento con ossigeno limitato. La pirolisi, invece, avviene in assenza di ossigeno, decomponendo la materia organica per produrre bio-carbone, olio vegetale e gas. Ogni metodo ha efficienze e applicazioni diverse a seconda del tipo di biomassa utilizzata.
  • Esistono rischi specifici legati alla scelta delle specie vegetali per le biomasse?
    Sì, la selezione delle specie è cruciale per evitare danni ecologici. Alcune piante a rapida crescita, introdotte per la loro resa energetica, possono rivelarsi invasive. Un caso emblematico è l'Arundo Donax, classificata tra le cento specie vegetali più insidiose. La sua capacità di attecchire rapidamente e diffondersi in modo aggressivo può compromettere la biodiversità locale, soffocando la flora autoctona e alterando gli ecosistemi fluviali e terrestri circostanti gli impianti. È fondamentale valutare l'impatto ambientale specifico di ogni coltura prima dell'installazione degli impianti.

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