Spettacolare tetto a falde

Il Tetto

Caratteristiche dei tetti a falde

Con la denominazione di tetto si intende qualsiasi forma di struttura, piana o arcuata, orizzontale o inclinata (a falde), atta a proteggere gli ambienti sottostanti dagli agenti atmosferici ed a smaltire l'acqua meteorica. L'articolo esamina le principali caratteristiche dei tetti a falde.

di Redazione

02 febbraio 2015

Principali caratteristiche dei tetti a falde

I tetti a falde sono costituiti da uno o più piani inclinati, denominati falde, che si intersecano tra loro secondo rette di compluvio formanti angoli rientranti, o rette di displuvio formanti, invece, angoli sporgenti. Dal punto di vista geometrico, le caratteristiche dei tetti a falde sono: la linea di gronda, generalmente orizzontale, nella quale terminano inferiormente le falde; la linea di colmo, nella quale le falde si intersecano superiormente formando un displuvio orizzontale. L'altezza della linea di colmo dal piano orizzontale passante per le linee di gronda si definisce monta, mentre la pendenza è il rapporto tra la monta e la proiezione orizzontale della falda. L'inclinazione delle falde varia da un minimo di 18° ad un massimo di 70° e dipende sia dal materiale di copertura scelto, sia dalle condizioni climatiche del luogo di costruzione.

Lo schema strutturale dei tetti a falde

Nello studio del progetto e delle caratteristiche dei tetti a falde è necessario tener presente innanzi tutto lo schema strutturale, affinché la copertura possa realizzarsi in maniera semplice ed economica. I tetti a falde sono costituiti da un'ossatura principale, denominata "grossa orditura", formata da capriate, travi di compluvio e displuvio, puntoni d'angolo, arcarecci, e da un'ossatura secondaria, detta "piccola orditura", costituita da travicelli, correntini e dal manto impermeabile. Il materiale più usato nelle capriate, soprattutto per coperture di luce modesta, è il legno che consente interassi di qualche metro; per luci considerevoli superiori ai 20 metri la soluzione progettuale più valida dal punto di vista tecnico-economico è rappresentata da capriate in acciaio o in calcestruzzo armato precompresso aventi interassi tra i 6 ed i 10 metri.

L'utilizzo delle capriate nella realizzazione dei tetti a falde

La capriata, tra gli elementi dei tetti a falde, è l'elemento più affascinate e complesso. La sua struttura, qualunque sia il materiale adoperato (legno, acciaio, calcestruzzo), è di tipo reticolare, composta da briglie e da aste parete, denominate montanti e diagonali; esse sono sollecitate a flessione, compressione, trazione e carico di punta. In generale, la capriata ha una sagoma triangolare: due lati del triangolo sono inclinati e realizzano la pendenza del tetto, la base è invece orizzontale; questo è lo schema più semplice per le luci modeste, mentre per quelle più elevate il triangolo assume schemi via via più elaborati. Nella scelta delle capriate in legno, è opportuno ricorrere a specie come l'abete, il pino, il larice ed il castagno, cioè arbusti resinosi a fibra diritta.

Le strutture di completamento dei tetti a falde

La capriata, da sola, non è in grado di sostenere sforzi che non siano contenuti nel proprio piano di simmetria. Gli arcarecci e la piccola orditura sono un valido irrigidimento. Gli arcarecci, costituenti la grande orditura dei tetti a falde, sono appoggiati orizzontalmente, normali alla linea di massimo pendio e a distanze regolari sulle capriate. Il loro scopo è quello di sostenere la piccola orditura. Nel dettaglio, l'arcareccio di colmo è quello che collega i vertici superiori delle capriate, mentre l'arcareccio radice o di banchina è quello che unisce i vertici inferiori. Il loro interasse è funzione sia dell'intervallo tra le capriate sia del tipo di manto. La piccola orditura è realizzata con liste di legno o con correnti lignei o metallici in funzione del manto di copertura impiegato (pietra naturale o artificiale, lastre metalliche).

Domande frequenti

  • Qual è la differenza tecnica tra linea di colmo e linea di gronda?
    La linea di gronda è il bordo inferiore del tetto, generalmente orizzontale, dove le falde terminano e scaricano l'acqua verso i grondaie. Al contrario, la linea di colmo è la parte superiore del tetto, situata dove due falde si incontrano formando un angolo sporgente (displuvio). Questa linea rappresenta il punto più alto della struttura e determina l'altezza di monta, ovvero la distanza verticale tra il colmo e il livello della gronda. Comprendere questa distinzione è fondamentale per calcolare correttamente la pendenza e progettare lo scarico delle acque meteoriche.
  • Come si calcola la pendenza di un tetto a falde?
    La pendenza è definita come il rapporto matematico tra la 'monta' e la proiezione orizzontale della falda. La monta è l'altezza verticale misurata dalla linea di colmo fino al piano orizzontale che passa per le linee di gronda. Per ottenere un valore pratico, spesso si esprime la pendenza in gradi (da 18° a 70°, a seconda del clima e del materiale) o come percentuale di inclinazione. Un calcolo preciso è essenziale per garantire che l'acqua piovana scoli efficacemente senza ristagni, scegliendo materiali adatti all'inclinazione specifica.
  • Quando conviene usare capriate in acciaio o cemento armato invece che in legno?
    Le capriate in legno sono ideali per luci modeste, permettendo interassi di pochi metri grazie alle proprietà elastiche del materiale. Tuttavia, quando la luce da coprire supera i 20 metri, il legno diventa meno efficiente economicamente e strutturalmente. In questi casi, la soluzione tecnicamente ed economicamente più valida è optare per capriate in acciaio o in calcestruzzo armato precompresso. Questi materiali offrono maggiore resistenza meccanica per grandi span, mantenendo interassi compresi tra 6 e 10 metri, garantendo stabilità e durabilità per coperture di grandi dimensioni.
  • A cosa servono gli arcarecci nei tetti a falde?
    Gli arcarecci fanno parte della 'grande orditura' e svolgono una doppia funzione cruciale: sostengono la piccola orditura (travicelli o correntini) e irrigidiscono la struttura complessiva della capriata. Poiché la capriata da sola resiste solo agli sforzi nel suo piano di simmetria, gli arcarecci, posizionati orizzontalmente e normali alla massima pendenza, collegano le varie capriate impedendo deformazioni laterali. Esistono arcarecci di colmo (che uniscono i vertici superiori) e di banchina (che uniscono quelli inferiori), il cui interasse dipende dal tipo di manto di copertura utilizzato.
  • Quali sono le parti principali di una capriata in legno?
    Una capriata è una struttura reticolare composta da elementi lineari chiamati aste. Le principali componenti sono le 'braglie', che formano il contorno esterno (spesso triangolare), e le 'aste interne' divise in montanti (verticali) e diagonali. Queste aste lavorano simultaneamente sotto sollecitazioni diverse: flessione, compressione, trazione e carico di punta. Per le capriate in legno, si preferiscono specie resinose come abete, pino, larice o castagno, caratterizzate da fibra diritta e alta resistenza meccanica, essenziali per assorbire i carichi statici e dinamici del tetto.