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Comodato d uso come funziona

Aggiornato il 28 luglio 20144 capitoli5 domande frequenti
comodato

Definizione del comodato d'uso

Secondo l'articolo 1803 del Codice Civile il comodato "è il contratto con il quale una parte consegna all'altra una cosa mobile o immobile, affinché se ne serva per un tempo o per un uso determinato, con l'obbligo di restituire la cosa ricevuta". Non produce effetti traslativi della proprietà perché è un contratto di prestito, vale a dire un accordo attraverso il quale le parti convengono che una cede all'altra, per un periodo circoscritto un bene che poi dovrà essere restituito a meno che non intervenga un atto di donazione. Rientra tra i contratti cosiddetti "reali" che hanno come oggetto un bene materiale e nella prassi riguarda per lo più case, edifici e abitazioni. Caratteristica principale del comodato è quella di essere a titolo gratuito, se così non fosse si inquadrerebbe nella locazione, tuttavia esistono casi in cui il comodatario presta un corrispettivo al comodante, ad esempio a titolo di rimborso spese o quando si impegna ad effettuare prestazioni materiali come la manutenzione dell'immobile.

Come funziona il comodato d'uso

Se il comodato ha ad oggetto un bene immobile deve essere concluso per iscritto. Questo tipo di comodato va obbligatoriamente registrato presso l'Agenzia delle Entrate entro venti giorni dalla stipula. Elementi essenziali che non possono mancare nel testo dell'accordo sono l'indicazione dell'uso della cosa, vale a dire della sua gratuità e i termini entro cui il comodatario dovrà restituire l'immobile, senza di essi la registrazione non potrà essere effettuata e il contratto sarà da considerarsi nullo e quindi mai esistito. Molto frequente nella prassi è l'uso di concedere in comodato un immobile ai propri figli o parenti in linea retta. Si tratta di un'ipotesi particolarmente vantaggiosa per entrambe le parti in causa: per i figli perché godono gratuitamente del bene senza pagare l'affitto e per i genitori perché la normativa fiscale prevede per le case concesse in comodato d'uso ai parenti interessanti detrazioni.

Diritti e obblighi di comodatario e comodante

Dal punto di vista dei diritti e doveri delle parti in causa il comodato d'uso funziona in modo semplice. Il comodatario ha il diritto di usare il bene oggetto del comodato secondo gli usi pattuiti, può abitarvi o soggiornarvi ed è tenuto a custodirlo con la cosiddetta "diligenza del buon padre di famiglia", vale a dire con tutte le cautele del caso per non metterne a rischio sicurezza e integrità. Le spese di manutenzione ordinaria dell'immobile sono sempre a carico del comodatario, comprese quelle necessarie alla sua conservazione o quelle sostenute in caso di danni causati dall'imperizia o dalla colpa nell'utilizzo del bene. Al comodante spettano le spese di manutenzione straordinaria, gli oneri di registrazione del contratto e l'eventuale rimborso nell'ipotesi in cui l'edificio causi danni al comodatario, come nel caso in cui quest'ultimo si infortuni a causa del cattivo stato di conservazione del bene.

Comodato d'uso, fisco e catasto

E infine vediamo come funziona il comodato d'uso dal punto di vista fiscale e del catasto. Concedere in comodato d'uso una casa è fiscalmente vantaggioso nel caso in cui i comodatari siano i figli o i parenti in linea retta. La rendita dell'immobile non concesso a figli o parenti invece è assimilita a quella catastale e pertanto le tasse vanno pagate completamente senza detrazione alcuna, in questo caso l'immobile è considerato come "a disposizione" del proprietario. Dal punto di vista del pagamento dell'IMU visto che il comodato d'uso è un diritto personale di godimento il comodatario non è tenuto a pagarlo ma rimarrà in capo al comodante, per quanto riguarda la TASI, Tassa sui Servizi Indivisibili invece andrà ripartita tra entrambe le parti in egual misura mentre la TARI, Tassa sui rifiuti, invece è completamente a carico del comodatario. IMU e TASI potranno essere versate in maniera ridotta solo nel caso di comodato a figli e parenti e quindi di assimilazione catastale dell'edificio a prima casa.

Domande frequenti

  • Qual è la differenza fondamentale tra comodato d'uso e locazione?
    La distinzione chiave risiede nella gratuità. Il comodato d'uso è un contratto di prestito d'uso gratuito: il comodatario non paga un canone di affitto per godere del bene. Se viene previsto un corrispettivo economico, il contratto perde i suoi caratteri e si configura come locazione. Tuttavia, il comodatario può sostenere spese di mantenimento o effettuare lavori di manutenzione, ma questi non costituiscono un prezzo d'affitto. È essenziale che l'accordo specifichi chiaramente la natura gratuita per evitare ricalificazioni contrattuali e problemi fiscali.
  • È obbligatorio registrare il contratto di comodato d'uso?
    Sì, se il bene oggetto del contratto è un immobile, la registrazione è obbligatoria. L'accordo deve essere redatto per iscritto e presentato all'Agenzia delle Entrate entro 20 giorni dalla data di stipula. Per rendere valido il contratto e permettere la registrazione, è indispensabile includere elementi specifici: la descrizione del bene, l'indicazione esplicita della gratuità e i termini precisi entro cui il bene dovrà essere restituito. In mancanza di questi dati, il contratto sarebbe considerato nullo e inefficace agli occhi della legge.
  • Chi deve pagare le spese di manutenzione ordinaria e straordinaria?
    La ripartizione delle spese segue regole precise. Le spese di manutenzione ordinaria, ovvero quelle necessarie per la conservazione dell'immobile e l'uso quotidiano (come piccole riparazioni o pulizie), sono a totale carico del comodatario. Al contrario, le spese di manutenzione straordinaria, che riguardano interventi strutturali o di ripristino di grandi parti dell'edificio, restano a carico del comodante (il proprietario). Questa divisione mira a tutelare entrambi: chi usa il bene ne mantiene il valore giornaliero, chi possiede ne preserva l'integrità strutturale.
  • Come cambia il regime fiscale (IMU, TASI, TARI) con il comodato?
    Il carico fiscale varia in base alle imposte e allo status del comodatario. L'IMU rimane sempre a carico del proprietario (comodante), salvo agevolazioni per i parenti in linea retta. La TASI si divide equamente tra le due parti. La TARI, tassa sui rifiuti, è interamente a carico del comodatario, poiché è lui a produrre i rifiuti. Inoltre, se il comodato è concesso a figli o parenti in linea retta, la rendita catastale può essere assimilata a quella della 'prima casa', ottenendo notevoli vantaggi fiscali e riduzione delle imposte rispetto a un immobile lasciato vacuo o affittato a terzi.
  • Cosa succede se il comodatario danneggia l'immobile?
    Il comodatario ha l'obbligo di custodire il bene con la 'diligenza del buon padre di famiglia'. Se il danno all'immobile è causato da imperizia, negligenza o colpa nell'utilizzo, il comodatario è responsabile e deve risarcire il danno al proprietario. In tali casi, le spese per riparare i danni rientrano negli obblighi di manutenzione a suo carico. Al contrario, se il danno deriva da vizi preesistenti o da eventi imprevedibili non dovuti alla sua colpa, la responsabilità ricade sul proprietario. È consigliabile documentare lo stato dell'immobile al momento della consegna.

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