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Umidificatore per termosifoni: tipi e quando usarlo

Aggiornato il 08 ottobre 20264 capitoli
Perché con il riscaldamento acceso l'aria si secca

Perché con il riscaldamento acceso l'aria si secca

Quando accendi i termosifoni l'aria della stanza si scalda, ma la quantità di vapore acqueo che contiene resta la stessa: l'umidità relativa scende e l'ambiente diventa secco. A questo si aggiunge l'abitudine, giusta per non disperdere calore, di tenere le finestre chiuse per gran parte della giornata. Il risultato lo avverti soprattutto al mattino, con la gola che pizzica, il naso chiuso, gli occhi che bruciano e la pelle che tira, fastidi che toccano prima di tutto bambini e anziani. Anche i mobili in legno e gli strumenti musicali soffrono se l'aria resta arida per mesi. L'umidificatore per termosifoni nasce per correggere questo squilibrio: è una vaschetta che si riempie d'acqua e si aggancia al radiatore, e sfrutta il calore delle alette per far evaporare lentamente il liquido. Non consuma corrente e non ha parti meccaniche, quindi lavora ogni volta che il riscaldamento è acceso, cioè proprio quando l'aria ha bisogno di vapore. Come riferimento, tieni presente che in una casa riscaldata intorno ai 20 °C l'umidità relativa non dovrebbe scendere sotto il 40-45% circa.

I tipi di umidificatore per termosifoni: materiali e sistemi di aggancio

I modelli più diffusi sono quelli in ceramica, con il gancio che si infila tra le alette del termosifone: pesano un po', ma trattengono bene il calore e si trovano in forme decorative adatte a camerette, camere da letto e soggiorni. Quelli in metallo, di solito in acciaio inox o in alluminio, scaldano più in fretta e fanno evaporare l'acqua più rapidamente; sono anche i più semplici da lavare, perché il calcare si stacca senza fatica. La plastica è la scelta più leggera ed economica, utile sui radiatori verniciati di recente che non vuoi graffiare, ma con il tempo tende a ingiallire e a trattenere gli odori. Oltre al materiale, valuta il sistema di aggancio. Le vaschette a gancio si adattano ai termosifoni in ghisa e in alluminio con alette aperte, mentre sui radiatori a piastra o sui modelli tubolari sono più comode quelle da appoggio, che si posano sul bordo superiore. Conta anche la capienza: una vaschetta piccola si svuota in un giorno se il radiatore è molto caldo, una più ampia richiede meno rabbocchi. Se la stanza è grande o il termosifone lavora a temperature alte, conviene montarne due sullo stesso radiatore anziché cercarne uno enorme.

Quando usarlo davvero e quando invece è meglio farne a meno

Il momento giusto per metterlo in funzione è l'inizio della stagione di riscaldamento, quando i termosifoni restano accesi per molte ore al giorno e le finestre si aprono poco. Prima di affidarti alle sensazioni, però, misura: un semplice igrometro ti dice qual è l'umidità relativa reale della stanza. Se resta sopra il 50% circa non serve aggiungere vapore, se scende sotto il 40% l'umidificatore ha senso, soprattutto in camera da letto e nella cameretta, dove si passano molte ore con il riscaldamento acceso. In cucina e in bagno, dove pentole e doccia producono già vapore, di norma puoi farne a meno. Attenzione a non esagerare. Un'aria troppo umida favorisce la condensa sui vetri freddi e le macchie di muffa negli angoli, un problema peggiore della secchezza. Se noti goccioline sulle finestre al mattino, togli una vaschetta o non riempirla del tutto. Ricorda anche che l'umidificatore passivo lavora solo quando il radiatore è caldo: se l'impianto resta acceso poche ore o i termosifoni sono tiepidi, l'evaporazione sarà modesta e in ambienti molto grandi potrebbe non bastare.

Come riempirlo, dove agganciarlo e come tenerlo pulito

Per farlo rendere al meglio, aggancialo nella parte alta del termosifone, dove il metallo è più caldo, e riempilo lasciando un dito dal bordo, così l'acqua non trabocca quando sposti la vaschetta. Usa acqua del rubinetto se nella tua zona è poco dura, altrimenti preferisci acqua demineralizzata, la stessa del ferro da stiro: il calcare si deposita più lentamente e la ceramica resta pulita più a lungo. Qualche goccia di olio essenziale profuma l'ambiente, ma evitala se in casa ci sono bambini piccoli, animali o persone allergiche, e in ogni caso lava la vaschetta più spesso perché gli oli lasciano residui. L'acqua ferma per giorni favorisce batteri e muffe, quindi cambiala almeno un paio di volte alla settimana e non limitarti a rabboccare. Ogni due o tre settimane svuota la vaschetta e lasciala a bagno con acqua e aceto bianco o acido citrico per sciogliere il calcare, poi risciacqua bene prima di riappenderla. A fine stagione asciugala con cura e riponila: la ritroverai pronta all'autunno successivo, senza odori e senza incrostazioni.

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