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Foglie secche: come trasformarle in compost e pacciamatura

Aggiornato il 04 ottobre 20264 capitoli
Quali foglie secche raccogliere e perché conviene sminuzzarle

Quali foglie secche raccogliere e perché conviene sminuzzarle

Le foglie secche che in autunno coprono prato e vialetti sono materiale organico ricco di carbonio, con una buona dose di minerali che l'albero ha accumulato durante la stagione. Restituirle al terreno, invece di portarle in discarica, significa migliorare la struttura del suolo: un terreno argilloso diventa più soffice e lavorabile, uno sabbioso trattiene meglio l'acqua. Non tutte le foglie però si comportano allo stesso modo. Quelle di tiglio, acero, frassino e degli alberi da frutto si decompongono in pochi mesi, mentre quercia, faggio e castagno, più ricche di tannini, richiedono molto più tempo e conviene miscelarle con le altre. Evita le foglie di noce, che contengono una sostanza capace di ostacolare la crescita di molte piante, e quelle di esemplari colpiti da malattie fungine, da smaltire con la raccolta dell'umido. Qualunque sia la specie, la triturazione conta molto: passa sul tappeto di foglie il tosaerba con il cesto di raccolta oppure, se ne hai uno, un biotrituratore. I frammenti piccoli offrono più superficie ai microrganismi e non si compattano in strati impermeabili, così la trasformazione procede più in fretta sia nel cumulo sia sulle aiuole.

Come dosare le foglie secche nel compost con gli scarti verdi

Chi dispone già di una compostiera sa che il cumulo funziona quando il materiale secco, detto marrone, è bilanciato da quello fresco e azotato, detto verde. Le foglie secche sono il marrone per eccellenza e in autunno arrivano tutte insieme, proprio quando gli scarti verdi scarseggiano: per questo conviene stoccarne una parte in sacchi areati o in una gabbia di rete, da attingere durante l'anno ogni volta che aggiungi sfalci d'erba o avanzi di cucina. Come proporzione orientativa alterna strati di foglie sminuzzate e strati di materiale verde, con il secco in quantità circa doppia o tripla rispetto al fresco, e controlla che l'insieme resti umido come una spugna strizzata. Se il cumulo emana odore di ammoniaca c'è troppo verde e servono altre foglie; se invece resta freddo e non cambia aspetto, manca azoto o acqua. Rivolta la massa ogni due o tre settimane con un forcone per farla respirare e, con queste attenzioni, in circa tre-sei mesi otterrai un compost scuro e friabile da incorporare nelle aiuole e nell'orto prima delle semine primaverili.

Il terriccio di foglie: il cumulo lento che lavora da solo

Se non hai fretta, puoi lasciare che le foglie secche si trasformino da sole in terriccio di foglie, il cosiddetto leaf mold dei giardinieri inglesi. A differenza del compost, qui la decomposizione è affidata soprattutto ai funghi, lavora a bassa temperatura e non richiede materiale verde né rivoltamenti. Ammucchia le foglie in un angolo ombreggiato dentro una gabbia di rete metallica, oppure riempi sacchi di plastica robusti, inumidisci il contenuto, chiudi e pratica qualche foro per far entrare l'aria. L'umidità è l'unica condizione da garantire, quindi controlla ogni tanto che la massa non si asciughi. Il risultato arriva in circa un anno, anche due per le foglie più coriacee: una materia scura e soffice dall'odore di sottobosco. Apporta pochi nutrienti, ma è un ammendante eccellente che trattiene l'acqua e alleggerisce la terra, da mescolare al terriccio dei vasi al posto della torba o da distribuire in superficie nelle aiuole.

Pacciamare con le foglie secche: spessore, distanze e cosa evitare

La via più rapida per utilizzare le foglie secche è stenderle direttamente sul terreno come pacciamatura. Dopo averle sminuzzate, distribuisci uno strato di circa cinque centimetri attorno ad arbusti, alberi, rose e piante perenni, arrivando fino a dieci nelle bordure più esposte al gelo. Le foglie intere tendono invece a formare una coltre compatta che impedisce all'acqua e all'aria di passare, quindi se non puoi triturarle mescolale a paglia o a trucioli per tenerle più leggere. Lascia sempre qualche centimetro libero intorno al fusto e al colletto, perché il materiale umido a contatto con la corteccia favorisce i marciumi. Questa coperta protegge le radici dagli sbalzi termici, limita la germinazione delle infestanti e mantiene l'umidità nel suolo, mentre i lombrichi la incorporano lentamente nel terreno. Non stenderla sulle semine o sulle piantine appena nate, che hanno bisogno di luce e di terra tiepida, e in primavera assottiglia lo strato residuo o zappettalo in superficie per far scaldare il suolo. Sul prato basta passare il tosaerba sulle foglie cadute: ridotte in frammenti minuti, scompaiono tra i fili d'erba e nutrono il manto erboso senza soffocarlo.

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