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Piantare alberi da frutto a radice nuda in autunno

Aggiornato il 04 ottobre 20264 capitoli
Perché l'autunno è la stagione giusta per la radice nuda

Perché l'autunno è la stagione giusta per la radice nuda

Piantare alberi da frutto a radice nuda in autunno significa approfittare del momento in cui la pianta entra in riposo vegetativo mentre il terreno conserva ancora il calore accumulato in estate. Le radici, anche senza foglie che le spingano a lavorare, continuano a emettere piccoli capillari fino a quando il suolo non si raffredda del tutto, e le piogge della stagione fanno il resto. Quando arriva la primavera l'albero si trova già ancorato e assorbe acqua e nutrienti senza quel ritardo che si osserva negli esemplari piantati tardi. La finestra più favorevole va da ottobre a novembre nella maggior parte delle regioni; in alternativa si può intervenire a fine inverno, tra febbraio e marzo, evitando però le settimane di gelo intenso e la ripresa vegetativa. Il termine radice nuda indica piante estratte dal pieno campo del vivaio e vendute senza terra attorno all'apparato radicale. Rispetto a quelle in vaso costano meno e le radici, non essendo mai cresciute dentro un contenitore, sono distese e fibrose, pronte a espandersi nel terreno del tuo giardino senza il passaggio da un substrato di coltivazione a un suolo diverso. Il rovescio della medaglia è che vanno messe a dimora in fretta, perché le radici scoperte si disidratano in poche ore se restano all'aria.

Scegliere l'astone e controllare le radici prima di piantare

Prima della buca viene la scelta della pianta. Gli alberi da frutto a radice nuda si vendono di solito come astoni di uno o due anni: verifica che il punto d'innesto sia ben saldato, che la corteccia sia liscia e non raggrinzita e che le radici siano elastiche, chiare al taglio e prive di muffe o parti molli. Chiedi al vivaista quale portinnesto è stato usato, perché da lì dipendono il vigore e lo spazio che l'albero occuperà da adulto: un portinnesto nanizzante si adatta a un piccolo giardino, uno vigoroso ha bisogno di distanze maggiori ma sopporta meglio i terreni poveri. Informati anche sull'impollinazione, visto che molte varietà di melo, pero e ciliegio hanno bisogno di una seconda varietà compatibile nelle vicinanze per fruttificare. Se non riesci a piantare il giorno stesso dell'acquisto, non lasciare le radici scoperte. Per pochi giorni basta avvolgerle in un telo umido e tenere la pianta in un luogo fresco e ombreggiato; se l'attesa si allunga, interrala provvisoriamente in una tagliata, cioè un solco riempito di terra o sabbia umida che copra tutte le radici. Poco prima della messa a dimora immergi l'apparato radicale in acqua per qualche ora e rinfresca con una cesoia pulita le radici spezzate.

Preparare la buca e mettere a dimora l'albero

Scegli una posizione che riceva almeno sei-otto ore di sole diretto e con un buon drenaggio, perché le radici dei fruttiferi marciscono nell'acqua stagnante. Se il terreno è argilloso e compatto, allarga la buca più del solito, rompi bene le pareti con la vanga e valuta di piantare su una leggera collinetta che tenga il colletto sopra il livello del campo. La buca deve essere più larga che profonda, circa il doppio dell'ampiezza delle radici distese, con il fondo smosso ma senza letame fresco a contatto con le radici: meglio mescolare alla terra di riempimento del compost maturo e rimandare la concimazione alla primavera. Pianta il tutore prima di posizionare l'albero, sul lato da cui soffia il vento dominante. Sistema le radici aperte su un piccolo cumulo di terra al centro della buca e regola l'altezza in modo che il punto d'innesto resti alcuni centimetri sopra il suolo: se lo interri, la varietà innestata può emettere radici proprie e annullare l'effetto del portinnesto. Riempi a strati compattando con le mani, forma una conca intorno al tronco e annaffia abbondantemente anche se il terreno è umido, perché l'acqua fa aderire la terra alle radici ed elimina le sacche d'aria. Lega infine il tronco al tutore con un legaccio morbido a forma di otto, che non stringa.

Le cure del primo inverno: pacciamatura, protezione e pazienza

Terminata la messa a dimora, copri la conca con uno strato di pacciamatura di foglie secche, paglia o cippato, lasciando libero il colletto per non favorire marciumi: la copertura mantiene umido il terreno, attutisce gli sbalzi termici e frena le erbe spontanee che in primavera farebbero concorrenza alle giovani radici. In campagna una rete attorno al tronco protegge la corteccia tenera da lepri e caprioli, mentre nelle zone con inverni rigidi un sacco di juta intorno all'astone evita le spaccature da gelo. Nei mesi freddi l'albero a radice nuda chiede soprattutto di essere lasciato tranquillo. Annaffia solo se l'autunno è insolitamente secco, rinuncia ai concimi azotati fino alla ripresa vegetativa e controlla dopo i venti forti che il legaccio non si sia allentato o non stia segnando il tronco. Il taglio di formazione dell'astone si esegue di norma a fine inverno, quando il rischio di gelate tardive si riduce; nella prima stagione, poi, è saggio togliere i fiori che dovessero comparire, così che le energie vadano alle radici. Un albero trattato così nel primo anno entra in produzione nei successivi con un vigore che difficilmente otterresti da un impianto primaverile.

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