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Telecamere da esterno e pioggia: grado IP e dove installarle

Aggiornato il 16 ottobre 20264 capitoli
Cosa indicano le due cifre del grado IP sulla scheda tecnica

Cosa indicano le due cifre del grado IP sulla scheda tecnica

Quando confronti le telecamere da esterno, tra risoluzione e portata degli infrarossi trovi sempre una sigla come IP66 o IP67: è il grado di protezione dell'involucro, definito dalla norma internazionale EN 60529 e recepito in Italia dal CEI con la norma 70-1. Non descrive la qualità delle immagini, ma quanto la scocca tiene fuori ciò che rovina l'elettronica. La prima cifra riguarda i corpi solidi, polvere compresa, e arriva al massimo a 6, che significa tenuta totale alla polvere. La seconda riguarda i liquidi e sale man mano che la prova diventa più severa: dalle gocce verticali agli spruzzi, poi ai getti, fino all'immersione. Se al posto di una cifra leggi una X, significa che il costruttore non ha eseguito quella prova, non che il dispositivo sia scoperto. Vale la pena capire perché la polvere conti anche quando il problema che ti preoccupa è la pioggia. La polvere che entra in un involucro non sigillato si deposita sul sensore e sui LED a infrarossi e, assorbendo umidità, forma una patina che col tempo disturba il rilevamento di movimento e la visione notturna. Per questo una telecamera da esterno seria ha quasi sempre un 6 come prima cifra, e leggere bene la sigla ti evita un prodotto che funziona d'estate e perde affidabilità con la prima stagione umida.

Quale grado IP scegliere contro pioggia battente e vento

Per una telecamera esposta direttamente alle intemperie il punto di partenza ragionevole è IP65: scocca stagna alla polvere e protetta dai getti d'acqua a bassa pressione, quindi dalla pioggia normale. Se la facciata prende il vento di traverso, se abiti vicino al mare dove gli spruzzi salini si sommano alla pioggia o se la zona è soggetta a temporali violenti, sali a IP66, che resiste a getti d'acqua potenti. IP67 aggiunge la tenuta all'immersione temporanea, circa un metro per trenta minuti, ed è utile dove l'acqua può ristagnare, per esempio su un muretto basso di un cortile che si allaga; IP68 prevede l'immersione continua e per una casa è quasi sempre più del necessario. Un grado IP44, al contrario, regge solo spruzzi modesti e va bene unicamente in posizione riparata, sotto un balcone o nella parte interna di un portico. Il codice IP non racconta tutto. Controlla anche l'intervallo di temperatura di funzionamento, perché le notti autunnali e invernali portano condensa e gelo, e la sigla IK, che misura la resistenza agli urti: un involucro IK10 sopporta un impatto di circa 20 joule, un dato che pesa se la telecamera è raggiungibile dalla strada. Scegliere un grado un poco superiore al minimo ti dà margine per gli anni in cui le guarnizioni invecchiano.

Dove fissarle: sotto gronda, altezza e orientamento della lente

Anche la telecamera più stagna lavora meglio se non prende la pioggia in pieno. Il posto da preferire è sotto la gronda, nel sottobalcone o sotto una pensilina, con la lente che guarda leggermente verso il basso: così le gocce non si fermano sul vetro e, di notte, i LED a infrarossi non illuminano la pioggia a pochi centimetri dall'obiettivo, che altrimenti appare come una nuvola di puntini bianchi che accecano la ripresa. Se non hai un riparo naturale, scegli un modello con tettuccio parasole o aggiungi una visiera, che tiene asciutta la parte più delicata. Per l'altezza resta fuori dalla portata di una mano, ma non esagerare: da molto in alto vedi solo la sommità delle teste e perdi i volti, quindi circa due metri e mezzo o tre dal piano di calpestio è un buon compromesso. Orienta la lente evitando il sole basso dell'alba e del tramonto, in autunno particolarmente radente, e le lampade da esterno che si accendono nel campo visivo, altrimenti il sensore si chiude e il resto della scena resta scuro. Ricorda infine che le riprese devono restare entro la tua proprietà: inquadra ingresso, cancello e vialetto, non la strada o il giardino del vicino, e segnala la videosorveglianza con un cartello ben visibile se riprende aree accessibili ad altre persone.

Cavi, connettori e scatole: il punto debole non è la telecamera

La sigla IP riguarda l'involucro della telecamera, non il connettore che spunta dalla coda del cavo, e nella pratica è quasi sempre lì che entra l'acqua. Proteggi la giunzione dentro una scatola di derivazione stagna, anch'essa con un grado IP adeguato, fissata in un punto riparato e con i pressacavi rivolti verso il basso. Se devi lasciare il connettore all'aperto, avvolgilo con nastro autoagglomerante, che si fonde su se stesso e crea una guaina continua, e fai compiere al cavo un'ansa verso il basso prima dell'ingresso nella scatola o nel muro, così la pioggia che scorre lungo la guaina gocciola a terra invece di seguire il cavo fino al contatto. Il foro nel muro va sigillato con silicone neutro per esterni e praticato con una leggera pendenza verso fuori. Con l'alimentazione tramite cavo di rete, cioè in PoE, hai un solo cavo da proteggere e nessun alimentatore all'esterno; se invece ne usi uno separato, collocalo all'interno o in una scatola stagna, mai appoggiato a terra. Prima dell'autunno pulisci il vetro della lente con un panno morbido e verifica che le guarnizioni della scocca non siano screpolate: è una manutenzione breve che ti risparmia una telecamera cieca proprio nelle serate buie in cui serve.

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