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Deumidificatore in inverno: quando serve e dove metterlo

Aggiornato il 12 ottobre 20264 capitoli
Perché d'inverno l'umidità in casa sale anche con i termosifoni accesi

Perché d'inverno l'umidità in casa sale anche con i termosifoni accesi

Il deumidificatore in inverno sembra un controsenso, perché associamo l'umidità all'afa estiva, eppure è proprio nei mesi freddi che molte case diventano più umide. Le finestre restano chiuse per non disperdere calore, i panni si stendono in soggiorno o in corridoio perché fuori non asciugano, in cucina le pentole che bollono liberano vapore per ore. Ogni stendino carico rilascia nell'aria tutta l'acqua rimasta nei tessuti dopo la centrifuga, e quel vapore non ha modo di uscire se il ricambio d'aria è ridotto al minimo. Il riscaldamento peggiora la percezione del problema: l'aria calda trattiene più vapore, ma quando incontra una superficie fredda come il vetro di una finestra o un muro perimetrale poco isolato, condensa in goccioline. Da lì nascono gli aloni negli angoli, l'odore di chiuso e la muffa dietro gli armadi addossati alle pareti esterne. Un deumidificatore interviene su questa catena togliendo acqua dall'aria prima che si depositi sulle superfici più fredde della casa.

Quando il deumidificatore serve davvero e quando puoi farne a meno

Il modo più affidabile per decidere è misurare, non andare a sensazione: un igrometro, anche economico, ti dice l'umidità relativa della stanza. D'inverno il valore di comfort sta tra il 45 e il 55 per cento circa; sopra il 60 per cento la muffa trova condizioni favorevoli e l'aria umida sottrae calore al corpo più in fretta, per questo a venti gradi si sente comunque freddo e si tende ad alzare il termostato. Sotto il 40 per cento, al contrario, l'aria è già secca e il deumidificatore in inverno non solo è inutile, ma può irritare gola e vie respiratorie, quindi va spento. Ci sono segnali che parlano anche senza strumenti: vetri appannati al mattino, gocce sul davanzale interno, macchie scure negli angoli alti delle pareti esterne, bucato che resta umido per due giorni. Se riconosci questi sintomi e l'umidità misurata è alta, l'apparecchio serve. Se invece la casa è ben ventilata, i panni asciugano fuori o in asciugatrice e i vetri restano asciutti, puoi farne a meno e limitarti ad arieggiare pochi minuti al giorno a finestre spalancate: una ventilazione breve e intensa disperde meno calore di quanto si pensi, perché i muri e i mobili restano caldi.

Dove metterlo: la stanza giusta e la posizione nella stanza

La stanza giusta è quella dove si produce il vapore: se stendi i panni in casa, metti il deumidificatore nello stesso locale dello stendino e chiudi la porta, così l'apparecchio lavora su un volume d'aria limitato e asciuga la biancheria in molte meno ore. Lo stesso vale per il bagno dopo la doccia o per la camera da letto, dove di notte il respiro libera parecchia umidità e i vetri al mattino sono spesso bagnati. Evita invece di piazzarlo in corridoio sperando che tratti tutta la casa: porte e muri frenano la circolazione e il risultato sarà deludente. Dentro la stanza tienilo scostato da pareti e mobili di una ventina di centimetri, lontano da tende e divani che coprono le griglie, perché deve aspirare e rimandare in circolo l'aria liberamente. Il punto migliore è in posizione centrale o a metà parete, non in una nicchia né dietro un armadio. Un'ultima avvertenza riguarda la temperatura: i modelli a compressore perdono molta resa sotto i 15 gradi circa e lo scambiatore tende a brinare, quindi in una stanza non riscaldata o in taverna rendono poco; lì funziona meglio un modello a essiccante, che lavora bene anche al freddo e scalda leggermente l'aria, pur consumando di più a parità di acqua raccolta.

Come farlo lavorare bene: impostazioni, tempi e manutenzione

Quasi tutti i modelli permettono di impostare l'umidità obiettivo: regolala intorno al 50 per cento e lascia che l'igrostato interno accenda e spenga il deumidificatore da solo, senza farlo andare a oltranza. Le prime volte, in una casa molto umida, può servire tenerlo acceso anche per una giornata intera, perché deve asciugare pareti, tessuti e mobili che hanno assorbito acqua per settimane; nelle accensioni successive bastano in genere poche ore, soprattutto se lo avvii subito dopo aver steso o fatto la doccia. Non stupirti se raccoglie meno acqua di quanto promette la scheda: i litri al giorno dichiarati sono misurati a 30 gradi con l'80 per cento di umidità, condizioni lontanissime da un soggiorno a 20 gradi, dove la resa reale è una frazione di quel valore. Per mantenerlo efficiente svuota la vaschetta appena si riempie, o collega il tubo di scarico continuo se lo tieni vicino a uno scarico, e sciacqua il filtro dell'aria una volta al mese: un filtro intasato riduce il flusso e fa consumare di più. Lavare ogni tanto la vaschetta con acqua tiepida e sapone neutro evita anche cattivi odori e depositi, così l'apparecchio arriva alla primavera in buone condizioni.

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