Parti dal codice PDR e dai giorni fatturati
Prima di fermarti sul totale da pagare, usa la prima pagina della bolletta gas per controllare che la fornitura sia davvero la tua: intestatario, indirizzo di consumo e codice PDR, cioè il punto di riconsegna. Quel codice identifica il contatore e non il venditore, quindi resta lo stesso anche se cambi offerta: tienilo a portata di mano, perché serve per ogni verifica con il distributore e per qualsiasi reclamo. Subito dopo guarda il periodo di fatturazione e conta i giorni coperti. A seconda del contratto la fatturazione può essere mensile o bimestrale, e capita che una fattura comprenda più giorni della precedente: un confronto fatto senza badare a questo dettaglio ti fa sembrare esplosi consumi che sono invece in linea. Il paragone più onesto è con lo stesso periodo dell'anno prima, meglio ancora se rapporti la spesa ai giorni effettivi. Così capisci subito se l'aumento arriva dal freddo, dalle abitudini di casa o dal prezzo applicato.
Lettura reale, autolettura o stima: impara a distinguerle
Il dato su cui si concentrano quasi tutte le contestazioni è il metodo di rilevazione. Accanto ai consumi la bolletta gas indica se la lettura è reale, quindi rilevata dal distributore o trasmessa dal contatore telegestito, se è un'autolettura che hai comunicato tu, oppure se è una stima calcolata sui consumi storici. La stima è un ripiego legittimo quando il contatore non è accessibile, ma se si ripete per mesi prepara il terreno a un conguaglio pesante: il gas lo hai bruciato comunque e prima o poi arriva tutto insieme in una sola fattura. Il consumo del periodo nasce dalla differenza tra lettura finale e lettura iniziale, perciò controlla che la lettura iniziale coincida con quella finale della bolletta precedente; se i numeri non tornano, in mezzo c'è un ricalcolo. Quando invii l'autolettura fotografa il display con la matricola del contatore ben visibile e conserva la ricevuta o il numero di pratica, perché è la prova che ti serve se la comunicazione non viene presa in carico. E tieni distinte due grandezze che spesso vengono lette insieme: i metri cubi dell'ultimo periodo e quelli recuperati a sanatoria di mesi stimati per difetto non raccontano la stessa stagione.
Dai metri cubi agli Smc: coefficiente C e potere calorifico
Il contatore conta i metri cubi di gas che gli passano dentro, ma in bolletta gas i consumi sono espressi in Smc, gli Standard metri cubi, cioè metri cubi riportati a condizioni convenzionali di temperatura e pressione. Il passaggio avviene moltiplicando i metri cubi letti per il coefficiente C, un valore stabilito dal distributore in base all'altitudine e alla zona climatica del comune: a parità di lettura, chi vive in quota si vede fatturare Smc un po' diversi da chi sta sulla costa, e i consumi diventano confrontabili da un capo all'altro del Paese. Nella stessa pagina trovi il PCS, il potere calorifico superiore, che indica quanta energia contiene il gas distribuito nella tua rete ed entra nel calcolo di alcune componenti. Sono dati tecnici che non puoi correggere a occhio, ma puoi verificare che restino stabili da una fattura all'altra: una variazione improvvisa merita una domanda al venditore. Ricorda poi che due appartamenti della stessa metratura consumano in modo molto diverso, perché pesano il rendimento della caldaia, la tenuta degli infissi, l'esposizione e la temperatura che tieni nei termosifoni. Per giudicare se stai spendendo troppo guarda questi fattori insieme agli Smc, non i soli metri cubi letti al contatore.
Scomponi il prezzo: materia prima, trasporto, oneri e imposte
Il costo del gas consumato si ottiene moltiplicando gli Smc fatturati per il prezzo previsto dal contratto, e qui conviene sapere che offerta hai firmato: con il prezzo fisso la componente della materia prima resta bloccata per la durata concordata, con il prezzo variabile si aggiorna ogni mese seguendo l'indice di mercato richiamato nelle condizioni economiche, di norma il PSV. A questa voce la bolletta gas somma il trasporto e la gestione del contatore, che dipendono dalle tariffe del distributore della tua zona, gli oneri di sistema e infine le imposte, cioè accisa, addizionale regionale e IVA. Dividere il totale per gli Smc ti dà il costo medio del tuo gas: un numero comodo per seguire la spesa nel tempo, ma non è il prezzo della materia prima e non serve a confrontare due offerte. Per quel confronto parti dagli elementi di dettaglio o dalle condizioni economiche allegate, dove il prezzo unitario è scritto per esteso. E se la cifra ti sembra fuori scala, prima di cambiare fornitore chiedi al venditore il riepilogo dei consumi e guarda se pesa di più il prezzo o la quantità di gas: la risposta cambia del tutto la mossa successiva.



